The first Glance
Nel cuore di una terra sospesa tra mito e nebbia, la banshee — spirito del piccolo popolo — si manifesta per la prima volta allo sguardo umano. Non come presagio urlato nella notte, ma in un istante intimo e silenzioso, quasi rubato al mondo.
Davanti a lei, uno specchio abbandonato, velato dal tempo e dall’oblio. È lì che il suo sguardo incontra se stesso.
La figura che emerge è fragile e inquietante: un corpo pallido, quasi consumato, dalle linee sottili e scheletriche. I capelli rossi scendono disordinati come fiamme spente, incorniciando un volto segnato da occhi gonfi e arrossati, colmi di un dolore antico che ancora non comprende del tutto.
Non c’è violenza nel gesto, né minaccia. Solo scoperta.
Le sue dita esitano, sospese tra il desiderio di toccare e il timore di esistere davvero. Lo specchio non mente: le restituisce un’immagine che è insieme presenza e destino. In quell’istante, la banshee prende coscienza di sé — non ancora messaggera, non ancora voce del lutto — ma creatura che si riconosce, per la prima volta, nel riflesso della propria natura.
Attorno, il mondo tace. E anche il vento sembra fermarsi, come se persino la realtà volesse assistere a quel momento fragile e irreversibile: la nascita della consapevolezza.